I denti rappresentano una delle parti fondamentali del nostro corpo, in quanto ci permettono di masticare e quindi alimentarci correttamente, ma al tempo stesso sono un importante elemento estetico. Tuttavia, sono anche tra le aree più delicate e facilmente soggette a problematiche varie. Nel corso del tempo, ad esempio, può accadere ad alcune persone di riscontrare una maggiore sensibilità dentale ed osservare un progressivo ritiro della gengiva rispetto al dente. Si potrebbe essere affetti dal cosiddetto ritiro gengivale.

Tale problematica è molto comune tra le persone e tende a colpire in maniera particolare i soggetti anziani ed i fumatori, tuttavia può essere combattuta e bloccata, grazie a degli innesti gengivali. Questi potranno evitare anche le pesanti ed inestetiche conseguenze che, alla lunga, potrebbero manifestarsi se non si intervenisse per arrestare tale fenomeno. Andiamo quindi a scoprire cosa siano questi innesti, quando sono necessari ed il loro costo.

Il ritiro gengivale e le sue conseguenze

Questa problematica della gengiva si evidenzia attraverso un ritiro graduale della stessa, lasciando scoperto il dente e, nei casi più gravi, portando fino ad intravedere le sue radici. Tale situazione può favorire diversi problemi, tra cui maggiore diffusione della carie (soprattutto a livello di radici appunto), ipersensibilità dentale e fastidiosi inestetismi, fino alla caduta finale dei denti. Diverse possono essere le cause del ritiro gengivale o parodontale (in quanto a ritirarsi sono vari tessuti intorno ai denti e non soltanto la gengiva).

Tra questi, l’età avanzata, abitudini negative (spazzolamento troppo brusco della dentatura, il mangiarsi le unghie oppure l’uso eccessivo di gomme da masticare), il fumo, le conseguenze di una gengivite cronica ed anche eventi traumatici a danno del cavo orale. Un dentista, dopo aver valutato l’evoluzione di questo ritiro e nel caso non riuscisse a trovare altre soluzioni, può proporre un innesto gengivale, in pratica quindi un trapianto di gengive.

Possibili controindicazioni e come si svolge l’innesto

Come qualsiasi altra tipologia di intervento chirurgico, anche questo è sconsigliato in generale ad alcuni soggetti, quali quelli che soffrono di ipertensione o problematiche di natura cardiovascolare o con insufficienza respiratoria e le persone diabetiche. L’innesto gengivale, purtroppo, non è possibile effettuarlo sui quei soggetti che evidenziano un periodonto troppo danneggiato e quando la perdita ossea risulta considerevole, in quanto la gengiva non avrebbe molta area ossea su cui poter fare presa.

Le tecniche di innesto sono diverse ed utilizzano generalmente del tessuto prelevato dal palato del paziente, tuttavia negli ultimi anni si stanno anche sperimentando cosiddetti biomateriali, cioè sostituti di quello connettivo asportato ad una persona, e che evidenziano una durata maggiore e risultati migliori, anche a livello estetico. Comunque, l’intervento in sé, svolto in anestesia locale e presso una struttura dentistica od ospedaliera, si suddivide in tre fasi distinte.

La prima, in cui si predispone la gengiva che otterrà l’innesto. In tal caso, questa viene assottigliata dal chirurgo con un bisturi oppure una curette. Nella seconda fase, invece, si preleva il tessuto da innestare, nel caso in cui questo sia dello stesso paziente (ad esempio dal suo palato). Un’ultima fase in cui tale tessuto viene trapiantato sulla parte e questa viene suturata adeguatamente. A tutto ciò, farà seguito poi un’attenta medicazione.

Successivamente all’intervento, il paziente dovrà stare a riposo, assumere antidolorifici e antinfiammatori nel caso, evitando di mangiare alimenti solidi (almeno inizialmente) e bevande acide o a temperature estreme (troppo calde o fredde). Dopo circa una settimana, la persona sarà sottoposta ad una visita di controllo per verificare il decorso post-operatorio e la riuscita dell’innesto.

Quali sono le principali tecniche di innesto gengivale

Allo stato attuale, gli unici interventi chirurgici in grado di garantire un adeguato recupero della recessione gengivale in modo stabile e duraturo è quello del prelievo di tessuti dal palato. Tuttavia, altre tecniche mini-invasive come le Pinhole Surgical Technique e le tecniche a tunnel stanno rivelando risultati soddisfacenti, per cui vale la pena illustrarne le caratteristiche e le potenzialità.

La Pinhole Surgical Tecnique

Si tratta di una tecnica sviluppata e brevettata dal Dr. John Chao che richiede una sola seduta e consiste nel ricoprire il radicolare di un dente singolo, ma anche di un’intera arcata dentale. Non si effettua il prelievo connettivo, bensì si utilizzano membrane di collagene modellate su misura: attraverso dei fori (pinhole) nella mucosa, si “sposta” la gengiva con appositi strumenti fino a ricoprire le recessioni. Non si effettuano punti di sutura. I vantaggi consistono nell’assenza di punti di sutura e di prelievo connettivo, il tempo di chirurgia è ridotto e l’invasività è minima, ma allo stesso tempo gli svantaggi riguardano i pochi studi a lungo termine su questa tecnica, il rischio di assottigliare i tessuti, di una possibile perdita della papilla (la gengiva tra un dente e l’altro) e della tenuta dei risultati nel tempo.

La tecnica a tunnel

Un’altra tecnica recente è la cosiddetta tecnica a tunnel muco-gengivale che permette la copertura di uno o più denti in una singola seduta e consiste nello scollare minimamente i tessuti – lasciando in sede le papille – e inserire all’interno della gengiva, sopra le recessioni, un innesto di biomateriale o una porzione di tessuto del palato. I vantaggi sono una ridotta invasività dell’intervento rispetto alle tecniche tradizionali, non si producono cicatrici e con l’impiego del biomateriale si evita il prelievo dal palato, infine, la durata della seduta è ridotta. Gli svantaggi, però, riguardano la difficoltà nel riuscire a coprire completamente recessioni più estese e l’innesto di biomateriale – oltre a poter provocare rigetti – non assicura risultati certi nel tempo.

La tecnica tradizionale

L’attuale e più diffusa tecnica di innesto gengivale è quella sviluppata dal prof. Giovanni Zucchelli e che prevede l’innesto si tessuto connettivo estratto dal palato del paziente stesso; è una tecnica che permette di ricoprire ampie recessioni gengivali su più denti contemporaneamente e garantisce risultati più sicuri a lungo termine. I vantaggi, quindi, sono l’elevato indice di ricopertura radicolare, la durata nel tempo e i risultati estetici ottimali se ben eseguita; gli svantaggi, invece, riguardano l necessità di un prelievo dal palato, la presenza di cicatrici se l’intervento è eseguito male o con poca attenzione all’estetica del sorriso e le sedute sono più lunghe e protratte nel tempo.

Gli interventi di innesti gengivali garantiscono una ricopertura stabile per 5 anni, ma spesso si è notato che dopo un anno dall’intervento, la situazione migliora al punto tale da garantire una tenuta superiore.

È bene ricordare che il prelievo dal palato – se non è effettuato con le dovute coperture e precauzioni -risulta molto doloroso. Tuttavia, la ricerca scientifica ha reso possibile l’impiego di colle e anestesie in grado di alleviare completamente il dolore e il fastidio, tanto da rendere il prelievo dal palato quasi asintomatico e far sì che sia la tecnica più utilizzata per gli innesti gengivali. Allo stesso modo si è in grado di ridurre i tempi di recupero post-operatorio, i gonfiori e i dolori.

Costi di un intervento gengivale di questo genere

Anche quest’operazione d’innesto, così come altri casi simili, ha dei costi che variano in base a diversi fattori: il livello del ritiro gengivale; la procedura, la tecnica ed i materiali utilizzati; il numero di gengive compromesse e naturalmente le tariffe del dentista che ha realizzato l’intervento. Un altro fattore può essere anche il prestigio del centro dove si effettua l’innesto stesso. A livello indicativo, i prezzi per un’operazione di questo genere possono partire da un minimo di 500 Euro per raggiungere (e in alcuni casi anche superare) i 1.500 Euro.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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