La disodontiasi consiste nell’eruzione mancata, oppure anomala, di un dente. La causa è da ricercarsi nell’anomalo orientamento del dente stesso oppure alla mancanza di uno spazio utile nell’arcata.

Solitamente, la disodontiasi si manifesta con un dolore intenso alla mandibola, oppure alla mascella o ad entrambi, che è la conseguenza di un’infiammazione dei tessuti che sono attorno all’elemento dentale e che lo sostengono. In alcuni casi, però, possono manifestarsi e presentarsi anche altri sintomi come la febbre, la difficoltà di masticazione e mal di testa. Per poter effettuare la diagnosi e terapia della disodontiasi è opportuno e necessario rivolgersi ad un dentista.

Il disturbo in analisi può colpire sia i bambini che gli adulti ed è una condizione risolvibile, purché sia riconosciuta in tempo e gli interventi siano tempestivi.

La disodontiasi è associata ad un’infiammazione del sacco pericoronario, ossia dei tessuti che circondano e sostengono l’elemento dentale.

Tra le cause possono essere annoverate, per citarne qualcuna, le alterazioni del normale sviluppo di mascella e mandibola, denti in numero maggiore del normale, malformazioni, palato stretto, persistenza di un dente deciduo nell’arcata dentale, caduta precoce dei denti da latte, cisti dentali, traumi.

Tra le cause indirette, invece, vi sono la malnutrizione e la disfunzione tiroidea.

Perché un dente non riesce a spuntare?

Per dente incluso, si intende un dente che non è in grado di erompere attraverso la gengiva, oppure spunta ma solo in parte restando, quindi, intrappolato nell’avvallamento gengivale.

L’inclusione, spesso, riguarda i terzi molari (denti del giudizio) ed è richiesta, in alcuni casi, l’estrazione degli stessi.

Oltre ai denti del giudizio, però, possono essere inclusi anche i primi premolari superiori, i canini e gli incisivi, principalmente quelli dell’arcata superiore.

L’inclusione dentale può essere:

  • Permanente, quando il dente rimane incluso per tutta la vita senza completare il ciclo di eruzione;
  • Temporanea, ossia il dente pur restando incluso oltre il termine fisiologico massimo riesce, comunque, a completare il taglio della gengiva ed a concludere il ciclo di crescita;
  • Completamente incluso, la situazione in cui il dente resta completamente imprigionato nell’osso mascellare oppure mandibolare;
  • Parzialmente incluso, quando l’eruzione del dente, nonostante non riesca completamente ad uscire, può considerarsi compiuta in parte.

Esistono, in realtà, altri criteri per un’altra classificazione dei denti inclusi relativa alla posizione del dente stesso (verticale, orizzontale, obliqua) rispetto all’asse seguito dagli altri denti.

Quali sono i trattamenti per il dente incluso?

In realtà, non vi è un trattamento unico ed univoco per i denti inclusi. Sarà competenza del medico specialista valutare il caso ed agire di conseguenza, valutandone la complessità e le soluzioni da adottare per risolvere il problema.

Ad esempio, nel caso in cui il dente non dia alcun sintomo, e i denti risultino ben allineati, non vi sarà alcuna necessità di un intervento.

Se dovesse verificarsi la situazione in cui il dente incluso è quello del giudizio e si riveli, tra l’altro, causa sporadici episodi di fastidi e dolori anche durante la masticazione, arrossamento gengivale, difficoltà di pulire i denti, lo specialista potrebbe prendere in considerazione l’estrazione del dente in questione.

Un’altra possibilità può essere la seguente. Il dente incluso è, ancora una volta, quello del giudizio che non dà alcun tipo di sintomo doloroso, a parte un lieve affollamento dentale. Un rimedio, che non preveda l’estrazione, è un trattamento ortodontico specifico (apparecchio dentale fisso o mobile).

Se il dente incluso è un canino oppure un incisivo, è opportuno procedere con la ricollocazione corretta del dente.